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Carpi - Primo "Baby Boom" in Emilia - 04.02.2010

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Il Gruppo Baby Boom è lieto di riportare per intero l'articolo scritto da Rossana Caprari e pubblicato sul periodico locale "VOCE", in cui viene descritta l'attività del negozio Baby Boom di Carpi portata avanti con passione da Nadia e Lorenza, le due meravigliose titolari.

"Primo "Baby Boom" in Emilia
Un negozio dell'usato contro gli sprechi delle età che passano
CARPI - Ha aperto i battenti nel settembre scorso in viale Petrarca, all'angolo con viale De Amicis, un negozio di articoli da bambino di genere nuovo.  Appartiene al gruppo "Baby Boom, le baby boutiques dell'usato", una rete commerciale presente nel nord Italia con 15 negozi. Quello di Carpi è il primo punto vendita della catena in Emilia Romagna. Fondato sull'idea dell'acquisto consapevole e contrario agli sperechi, il negozio propone articoli delle migliori marche, ma tutti di seconda mano: box e carrozzine, passeggini, seggiolini per auto, giocattoli, libri, abbigliamento, costumi di carnevale, culle e perfino mobili per camerette. Ed è possibile non solo acquistare, ma anche vendere oggetti di cui non si ha più bisogno, purchè integri e privi di difetti.
Le titolari di baby Boom sono due donne, Nadia Conti e Lorenza Monti. Entrambe madri e residenti a Rio Saliceto, hanno percorsi professionali differenti. Nadia è un'impiegata che si ritrova senza lavoro a seguito della crisi. Lorenza invece è una ragioniera che, a suo tempo, aveva lasciato l'impiego in uno studio commerciale per dedicarsi alla famiglia. "Ci siamo conosciute - raccontano - per via dei nostri figli che hanno suppergiù la stessa età. Navigando su internet abbiamo appreso dell'esistenza di questa catena e ci siamo subito appassionate. Anche se abbiamo intrapreso questo lavoro - osservano -, non ci sentiamo delle commercianti. Siamo anzitutto delle mamme e ragioniamo di conseguenza. Per noi questo negozio è un luogo in cui si incontrano i bisogni. E che offre ai genitori una doppia opportunità. Da un lato, permette di riciclare articoli che altrimenti andrebbero a finire in soffitta e di recuperare anche qualche soldino. Dall'altro consente di comprare delle cose belle a prezzi molto interessanti. E' un lavoro bellissimo - aggiungono - con le personeche entrano si è creato un dialogo e uno scambio continuo. In quello che facciamo ci mettiamo passione ed entusiasmo".
Tutte le attrezzature sono ribassate del 50 per cento rispetto al nuovo. Nell'abbigliamento invece i prezzi scendono fino a un quanto del valore iniziale, ma le regole in questo settore sono leggermente diverse. "Per distinguerci dagli altri negozi dell'usato - spiegano -, abbiamo deciso di trattare solo firme importanti. L'idea è quella di fornire un'alternativa alle mamme che, da noi, possono acquistaer un capo di Dolce e Gabbana con 15 o 20 euro. Contiamo inoltre di incrementare il premaman, mentre già ora abbiamo dedicato uno scaffale alle scarpe, che accettiamo però solo se nuove o comunque in condizioni perfette".
Il prezzo viene concordato dalle titolari di Baby Boom con chi consegna loro la merce. Gli articoli rimangono per due mesi in esposizione nel negozio e il guadagno si divide a metà, 50 per cento al negozio e il resto al proprietario dell'oggetto. Gli invenduti invece vengono restituiti oppure devoluti in beneficenza. Il più delle volte, però, le attrezzature in vendita da "Baby Boom" si volatilizzano in un batter d'occhio. "Siamo costantemente alla ricerca di articoli - dicono -, in modo da non lasciare mai sguarnito il negozio. Spesso ci capita di vendere su prenotazione. Quando troviamo l'oggetto richiesto - spiegano - avvertiamo le persone interessate che subito arrivano e se lo portano via. Vendiamo anche su internet. Abbiamo già fatto diversi pacchi con destinzioni lontane. Ci stiamo inoltre attrezzando - aggiungono - per attivare un servizio di ritiro a domicilio, sempre nell'ottica di andare incontro alle esigenze delle mamme".
La risposta della piazza è stata positiva e in pochi mesi la baby boutique dell'usato sembra aver fatto breccia fra le mamme carpigiane. "Le giovani - dicono - sono forse più aperte al discorso dell'usato. Ma abbiamo visto delle nonne entrare e pensare di trovarsi in un negozio come gli altri e poi trovarsi bene e fare acquisti. Carpi troppo snob? Crediamo che non sia così. Del resto, il negozio del gruppo con i profitti maggiori è quello di Arcore, in provincia di Monza Brianza. Vorrà pur dire qulacosa, no?".
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